
ESCLUSIVA, Luca Mastrangelo: “Su Chivu ero scettico, ma mi ha piacevolmente sorpreso. Nella mia griglia di partenza Inter al secondo posto dietro il Napoli. Mercato? Prenderei Palestra, Solet e... ruberei Maignan al Milan”
Ospite della rubrica “Social Personality” di Oddschecker Luca Mastrangelo, content creator, opinionista sportivo e grande supporter dell’Inter: ecco la sua analisi a 360 gradi sulla squadra di Chivu e su altri temi del nostro calcio.
OddsChecker - 15 apr 2026, 10:00
15 minutiIl suo inconfondibile accento romagnolo e la sua viscerale passione per l’Inter rendono Luca Mastrangelo uno dei content creator più famosi del panorama calcistico italiano e apprezzati dal popolo nerazzurro. Con un seguito complessivo di oltre 600mila follower, Mastrangelo racconta la sua vita da tifoso nerazzurro con differenti registri, alternando liberatori video goliardici a dettagliate analisi tecnico-tattiche nei panni di opinionista tv. In quest’intervista esclusiva, Mastrangelo si sofferma ampiamente sulla stagione dell’Inter, condividendo la sua opinione in merito all’esordio di Chivu sulla panchina nerazzurra, ai calciatori che hanno performato al di sotto delle aspettative, ai nuovi probabili ingressi e alle possibili cessioni. Non mancano, tuttavia, excursus su altri importanti argomenti d’attualità calcistica, quali la bagarre per il quarto posto in campionato e la Coppa Italia.

Ciao Luca, piacere di averti ai nostri microfoni. Vorrei che ci raccontassi un po’ da dove deriva la tua passione per l’Inter e perché, in seguito, tu abbia deciso di diventare un content creator e aprirti, in questo modo, al mondo social.
"Sono diventato interista con l’Inter dei record di Trapattoni, quella dell’annata '88-89. I miei giocatori preferiti giocavano in quella squadra, ovvero Berti e Walter Zenga. Anche mio papà è un tifoso nerazzurro, molto più pacato rispetto al sottoscritto. Inoltre, a scuola i miei amici tifavano Inter, quindi decisi di seguire il club nerazzurro nelle sue imprese. Parlando del mio approdo nel mondo dei social, nel 2015-2016 ho iniziato a registrare i primi video su Facebook, perché seguivo molto nelle tv locali i vari Filippo Tramontana, Tiziano Crudeli, Elio Corno, e speravo anche io, prima o poi, di andare in televisione a parlare dell’Inter. I miei video giravano bene: così, nel giro di poco tempo, mi sono spostato da Facebook a YouTube. Da lì c’è stata un'importante escalation, che ha trasformato un hobby dettato dalla passione in un lavoro vero".
Parlando di attualità calcistica, la tua Inter è a quota 75 punti, capolista solitaria in Serie A e davvero molto vicina al suo 21esimo scudetto: ti aspettavi un campionato del genere, soprattutto alla luce dell’esordio di Chivu sulla panchina nerazzurra?
"Nelle mie griglie di partenza, quelle che si fanno a inizio stagione, avevo messo l’Inter al secondo posto dietro il Napoli, che ritenevo favorito per lo scudetto perché campione in carica, protagonista di una campagna acquisti importante e dotato di un allenatore e un gioco collaudato. Non ho piazzato l’Inter al quarto o quinto posto come ha fatto chi sosteneva che, dopo le batoste di maggio dello scorso anno e alla luce di un allenatore quasi esordiente alla guida, non avrebbe fatto così bene. Io, al contrario, avevo pronosticato un secondo posto: sapevo che l’Inter avrebbe comunque lottato per il titolo. Se mi aspettavo che Chivu facesse bene? 'Ni'. Secondo me, la squadra, pur avendo fatto qualche errore di calciomercato anche quest’anno (vedi Diouf o Luis Henrique e, in generale, a parte Akanji tutti i nuovi arrivati partono dalla panchina, salvo infortuni), è comunque più forte della squadra dello scorso anno, soprattutto nelle alternative: Pio e Bonny sono più forti di Arnautovic, Correa e Taremi. C’era l’incognita Chivu, tecnico con poca esperienza e scelta coraggiosa di Marotta. All’inizio non ero convintissimo della sua riuscita (il che non significa che non lo volessi sulla panchina dell’Inter, essendo per noi tifosi una persona tanto apprezzata e uno degli eroi del ‘Triplete’), invece Cristian sta andando più che bene".
L’attuale rosa dell’Inter ha un’età media di 29.3: quanto si rivoluzionerà, a tuo parere, la squadra in vista della prossima stagione? Chi credi che possa salutare e chi, invece, credi possa restare?
“L’Inter ha molti giocatori in scadenza di contratto e molti calciatori sempre almeno in odore di cessione, tipo Frattesi. Diouf e Luis Henrique, che non hanno dimostrato chissà quali grandi cose, non so se giocheranno il prossimo anno. Sulla carta, l’Inter ha una decina di giocatori che potrebbero andarsene. Ovviamente, cambiare dieci giocatori comporta piazzare chi esce e comprarne dei nuovi. Secondo me, potrebbero andar via Darmian, uno tra Acerbi e De Vrij (oppure entrambi). Da capire se Sommer rimarrà nel ruolo di secondo portiere e se Mkhitaryan rimarrà per un altro anno, partendo dalla panchina. E poi non mancano mai le solite sirene del Galatasaray su Calhanoglu: vediamo se, alla fine, il turco partirà o resterà. Sulla questione del ringiovanimento della rosa resto sempre un po’ perplesso. Non è che io sia contrario, dare spazio ai giovani è bello e doveroso, ma c’è da dire che negli ultimi anni l’Inter ha vinto sempre con squadre esperte. I giovani sono giustamente da aspettare: a volte mantengono le promesse, altre no. Un esempio è Asllani, l’abbiamo preso e dato via dopo tre anni. Parlando dell’attuale stagione, Sucic era partito bene, adesso il suo rendimento va così e così. Insomma, io preferisco la cautela con i giovani, perché ritengo che servano calciatori esperti per vincere".
Guardando alle altre rose del campionato, potessi scegliere solo tre giocatori da attenzionare alla dirigenza nerazzurra per rinforzare la squadra, quali sarebbero?
"Il primo è Palestra, mi piace tantissimo. Certo, la bottega Atalanta è molto cara, e poi non è che l’Inter sia in grandi rapporti... diciamo che ci sono state parecchie resistenze lo scorso anno. Dovendo andare a prendere qualcuno per la difesa, a me piace tanto Solet dell’Udinese, calciatore molto valido che unisce la forza fisica alla tecnica. E poi serve assolutamente un portiere: a me piacerebbe Carnesecchi, ma già sarebbe un miracolo andare a prendere Palestra dalla Dea, entrambi è quasi utopia".
Restando sui singoli, ti chiedo un parere in merito alla stagione di Barella, uno dei “senatori” dell’Inter e beniamino dei tifosi nerazzurri. Il centrocampista si è sempre rivelato essenziale in questi anni, dando sempre un grande contributo alla squadra. Tuttavia, in diverse partite di questa stagione non sembrava il Nicolò Barella di sempre: qual è la tua personale opinione sul rendimento e sul futuro di Barella all’Inter?
"Che Barella abbia vissuto un periodo non proprio esaltante è sotto gli occhi di tutti, dire il contrario sarebbe negare l’evidenza. Però, secondo me, l’apice di questo periodo negativo lo ha avuto nei due mesi dopo la prima partita con il Bodo-Glimt. L’Inter ha vissuto un brutto periodo di circa un mese e mezzo che ha interessato l’intera squadra, non solo i singoli. Al di lá dell’affetto per Nicolò, un giocatore come lui lo terrei tutta la vita. Anche perché, a patto che si decida di vendere Barella, chi si prende? Uno del suo calibro o uno come Diouf, che resta ancora un enigma? Quindi Barella sì, può avere periodi in cui magari gioca al di sotto delle sue capacità, ma quando gioca bene... gioca davvero bene”.
Da quale giocatore dell’Inter ti aspettavi una stagione nettamente migliore?
"Mi aspettavo qualcosa di più da Luis Henrique, anche se ha delle attenuanti. Infatti, lo scorso anno al Marsiglia il brasiliano giocava con un altro modulo. L’Inter, quando lo ha preso, forse pensava di giocare con un modulo diverso dal 3-5-2. Poi, non essendo arrivati i giusti profili per adottare quel sistema di gioco, Chivu si è affidato al vecchio modulo di Inzaghi, ovviamente mettendoci del suo, e Luis Henrique si è ritrovato a dover giocare in un modulo che non lo valorizza. Avendo speso 25 milioni per lui, che non sono pochi, i tifosi si aspettano che sia già pronto, che sia già 'da Inter'. Tuttavia, devo ribadire che il nostro sistema di gioco non gli permette di esprimersi al meglio".
Potessi "rubare" un calciatore al Milan, chi porteresti sulla sponda nerazzurra?
"A me piacciono molto Pulisic e Rabiot, ma guardando a ciò che serve realmente all’Inter direi Maignan, un portiere straordinario che ti porta almeno una decina di punti all’anno. Se avessimo avuto il francese tra i pali, il campionato sarebbe già finito da un pezzo".
Vista la combattuta e recente gara del Sinigaglia contro Como in campionato, credi che i lariani possano soffiare la Coppa Italia all’Inter?
"Diciamo che finora l’Inter è stata un po’ la 'bestia nera’ del Como. Quest’anno nella gara d’andata i nerazzurri hanno vinto 4 a 0 a San Siro, e recentemente al Sinigaglia hanno rifilato ai lariani altre quattro reti. Nella partita d’andata di Coppa Italia il match è terminato in pareggio, il Como non è ancora riuscito a battere una volta l’Inter. Io sono molto scaramantico, ma per la legge dei grandi numeri prima o poi ce la farà. Certo, spero non sia questa la volta buona (ride, ndr). L’assenza di Lautaro è pesante, ma ho visto un grande Thuram. Non voglio fare pronostici. Massimo rispetto per la squadra di Fabregas, che la scorsa giornata di campionato ha giocato un grande primo tempo contro l’Inter. Anzi, quando i lariani vincevano 2 a 0 avevo paura di prendere altri gol".
Ancora viva la bagarre quarto posto: quale club di Serie A, alla fine, credi che conquisterà l’ultimo posto utile per accedere alla prossima edizione della Champions League?
"La mia speranza è che ci riesca il Como perché, da interista, spero che non ce la facciano le altre (ride, ndr). Devo dire, però, che la Juventus, con il gol di Gatti siglato al 95esimo all’Olimpico contro la Roma, probabilmente si è liberata di una diretta concorrente. Da quel turno, ho visto i capitolini molto giù: vincendo, la Roma poteva mettere quasi l’ipoteca sul posto Champions e giocarsela con i lariani. Ora i giallorossi diventano quasi il terzo incomodo, non so se ce la faranno. Secondo me, sarà un testa a testa tra Juventus e Como: spero che in Champions ci vada la squadra di Fabregas, ma credo che l’ambito quarto posto verrà conquistato dai bianconeri".
Cosa ci dici relativamente ai tuoi piani e progetti professionali? Cosa ti piacerebbe realizzare o in cosa ti piacerebbe cimentarti, in un futuro non troppo lontano?
"Sono talmente soddisfatto di come vanno le cose adesso che accetto tutto ciò che di bello arriva senza fare grandi voli pindarici. Ci ho messo tanto a raggiungere questo livello, questo standard, queste soddisfazioni. Se mi dicessero: 'Guarda, per i prossimi dieci anni non succede niente, resta tutto così com’è’ io firmerei subito. Prendo tutto ciò che viene con serenità, senza volare troppo in alto".
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