Gli Effetti del Brexit sulla Premier League

“Leave” o “Not Leave”, questo è il problema. Forse non c’è bisogno di scomodare Shakespeare per capire come il Brexit, ossia l’uscita della Regno Unito dall’Unione Europea dopo il referendum dell’anno scorso, possa influire sulle sorti del campionato più seguito del mondo.

Oddschecker
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venerdì, 26 maggio, alle 14:45

 

Come potrà il Brexit, ossia l’uscita della Regno Unito dall’Unione Europea dopo il referendum dell’anno scorso, influire sulle sorti della Premier League?

Il mondo del calcio, in Gran Bretagna, ha un valore inestimabile sia in fatto di numeri economici, sia in quelli sociali. L’Inghilterra è al primo posto in questo fenomeno, un Paese dove il calcio è uno dei maggiori prodotti riconosciuti come marchi di fabbrica, e per questo esportati in tutto il mondo. Il calcio nasce proprio in Inghilterra, e il calcio diventa business proprio grazie agli inglesi. Sono circa 3,4 miliardi di sterline quelle con cui la Premier League rimpingua il prodotto interno lordo, con quasi 2,4 mld di tasse e contributi che entrano direttamente nelle casse dello stato. Un giro di soldi imponente che testimonia quando la Premier League sia il campionato più ricco del mondo. Ma lo rimarrà anche in futuro?

 

Per rispondere a questa domanda, bisogna prendere in considerazione parecchie variabili. Innanzitutto chi vincerà le prossime elezioni generali, che si celebreranno il prossimo 8 giugno. Le quote dei principali bookmakers presenti su Oddschecker danno come favorita l’attuale Primo Ministro, la conservatrice Theresa May, mentre molto più staccato, seppur in rimonta, c’è il leader dei Laburisti, Jeremy Corbyn (Elezioni Generali Regno Unito - Prossimo Primo Ministro Theresa May dato a 1.12, Jeremy Corbin dato a 6.50, migliore quota 888Sport). Una vittoria di May significherebbe un negozioto duro con le istituzioni di Bruxelles, mentre una vittoria del centro-sinistra potrebbe dare il via ad un Brexit più light.

 

Ed è qui che si apre la parentesi degli extra comunitari. Perché da come verrà applicato il famigerato articolo 50 che permette uscire dall’Europa dipende la possibilità o meno di perdere quei privilegi di Paese “senza frontiere”. Per farla semplice, tra qualche tempo per andare in Gran Bretagna, che sia per turismo o che sia per lavorare, si verrà sottopoti a limitazioni pesanti, con la conseguente impossibilità da parte delle società di acquistare chiunque non abbia la cittadina britannica. E se si pensa che dei 585 giocatori iscritti nei club di Premier League nella stagione scorsa, solo 251 erano nati in Inghilterra, il primo quesito è: quanti stranieri potranno rimanere? Nella stagione appena conclusa, infatti, il 65% dei calciatori che hanno militato nel campionato inglese erano stranieri, una percentuale molto al di sopra di quelle del campionato tedesco (53%), italiano (52%) o addirittura di quello spagnolo, che con il 42,8% di giocatori provenienti fuori dai confini è quello con meno stranieri tra i campionati europei più importanti.

 

Karren Brady, vicepresidente del West Ham, è stato uno dei primi dirigenti della Premier League a schierarsi apertamente per rimanere nella UE, convinto che l’adesione ad un’Europa senza frontiere ha aiutato i club inglesi a rinforzarsi e ad accrescere il livello tecnico di tutte le squadre. E proprio per la stessa ragione tutti i club si erano battuti per il No in sede elettorale, per evitare di indebolire il settore calcistico.

 

Ma, persa la battaglia, si pensa già a qualche soluzione congeniale. Una delle prime è quella che prevede che un giocatore extra comunitario, per avere agevolazioni burocratiche, debba avere almeno il 30% di presenze, percentuale variabile in base alle direttive della UEFA, nella proprio nazionale. Nello specifico, il Chelsea e il Manchester City sono le squadre con la maggior presenza di calciatori straneri, 74% per i Blues, 59% per il City, seguiti a ruota da Arsenal, West Ham e Manchester United (Premier League - Esito Finale Chelsea dato a 4.00, migliore quota William Hill).

 

Inoltre, l’altro rischio è direttamente collegato al valore che la sterlina assumerà nei confronti della moneta europea. Se l’euro farà la voce grossa, la sterlina avrà un calo vertiginoso tanto da costringere i vari club a svendere i loro campioni; e si parla di gente come Aguero, Fabregas, Pogba, Ibrahimovic, Diego Costa, Kantè (Premier League - Finire tra i Primi 4 Arsenal dato a 2.10, migliore quota William Hill).

 

Perché attualmente per un calciatore o per un tecnico giocare- per non dire “trionfare” - in Inghilterra è ancora un obiettivo prestigioso. Basti pensare ai migliori allenatori europei, da Guardiola a Klopp, che sono sbarcati Oltremanica negli ultimi anni, senza contare la nutrita presenza italiana- Ancelotti, Mancini, Ranieri, Conte- che si è aggiudicata la Premier negli ultimi 7 anni. Ma nei prossimi anni sarà ancora così? Oppure gli altri tornei del Vecchio Continente come la Liga, la Serie A o la Bundesliga ne approfiteranno per diventare ancora più competitivi?

 

Ad ogni modo, i dirigenti della federazione inglese stanno prendendo in considerazione una soluzione estrema, che prevede una richiesta di massa al governo per lasciare che il calcio rimanga nel “perimetro” economico europeo, in modo da non dover sottostare a drastici cambiamenti. Che sia o meno utopia, toccherà aspettare.   

 

 

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