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Intervista Giancarlo Padovan

Giancarlo Padovan: “Como da scudetto, grande aspettative su Amorim. FIFA figura meschina. Wimbledon? Sinner fragile"

“Social Personality” ospita Giancarlo Padovan, giornalista con una lunga carriera: Il Mattino, La Repubblica, Il Corriere della Sera, nonché direttore di Tuttosport dal 2002 al 2008. Intervistato dalla nostra redazione, Padovan ha affrontato tanti temi legati al calcio italiano e internazionale e al tennis

Giancarlo Padovan ha concesso un’intervista esclusiva alla redazione di Oddschecker. La sua esperienza da giornalista, scrittore, opinionista e anche allenatore è stata messa al servizio delle domande che gli abbiamo rivolto sull’attualità sportiva. In particolare, Padovan si è soffermato sulle prospettive della nuova stagione di Serie A alla luce dei tanti cambiamenti portati dalla finestra estiva di calciomercato, sul Mondiale in corso e sul torneo di Wimbledon, con gli azzurri Flavio Cobolli e Jannik Sinner tra i candidati per la vittoria del prezioso “Gentlemen's Singles Trophy”.


Buongiorno Giancarlo, la ringrazio per accettato il nostro invito. Partirei dalla Serie A di calcio. Rispetto alla scorsa stagione, nove squadre hanno cambiato guida tecnica (Monza compreso), mentre si preparano al debutto Tedesco, Amorim, Aquilani e Abate. Quale abbinamento allenatore-squadra, in linea teorica, vede maggiormente proficuo e quale panchina, invece, teme possa scricchiolare prima del previsto?

“La panchina che penso scricchiolerà prima del previsto è quella del Monza: nelle ultime 3-4 esperienze Juric ha raccolto solo fallimenti ed esoneri, dunque è inspiegabile come il club brianzolo, che aveva alla guida Bianco (che, poi, ha deciso di andarsene), abbia deciso di affidarsi a un allenatore mediocre come lui, già condannato, a mio giudizio, agli ultimi posti della classifica. Per ciò che, invece, riguarda gli abbinamenti da cui potersi aspettare una svolta, credo che il primo sia Amorim-Milan, perché ritengo il portoghese un allenatore con grande capacità. In Portogallo ha fatto benissimo, non ha fatto invece bene allo United, ma su quella sponda hanno fatto male quasi tutti (eccetto l’ultimo, Carrick). Da Amorim mi aspetto molto, perché è carismatico, giovane ed esperto allo stesso tempo e con delle idee. Mi piace molto, poi, l’abbinata Aquilani-Sassuolo: Aquilani viene da una bellissima stagione con il Catanzaro, che ha sfiorato la promozione, quindi mi aspetto tanto anche da lui. Trovo proficua anche l’accoppiata Grosso-Fiorentina: Fabio ha ottenuto già due promozioni in carriera, dunque non sarà una sorpresa se farà bene a Firenze”.

Soffermandoci, invece, sul calciomercato, che ne pensa dei colpi fatti finora dalle big? Goncalo Ramos e Gila al Milan, Ekhator alla Juventus. Per l’Inter c’è Provedel, un possibile accordo per Khalaili ma anche l’affare Palestra sfumato. Chi ritiene debba rinforzarsi di più, organicamente parlando, rispetto alle altre per tornare competitiva per lo scudetto?

“La squadra che deve rafforzarsi di più per tornare competitiva è la Juventus, che deve fare un’autentica rivoluzione. Deve prendere 3 giocatori, un portiere, un centrocampista centrale e un attaccante, e ancora non ha preso nessuno di questi, se non il giovane del Genoa. Ha fatto poco, finora. In generale, mi pare di vedere un mercato asfittico, in cui ci sono più colpi sfumati rispetto a quelli realizzati. Mi riferisco a Palestra, sfuggito all’Inter insieme anche a Nico Paz. L’Inter, finora, ha bucato tutte le sue possibilità, tranne Provedel, quasi svincolato e che farà il portiere di riserva. Il club nerazzurro aveva puntato tutto su Palestra, ma è rimasto con un pugno di mosche in mano. Nel momento in cui il Real Madrid ha esercitato il diritto di recompra su Nico Paz, l'Inter pensava di potersi mettere in concorrenza con altri club, ma il Como in due minuti ha chiuso l’affare, cosa che l’Inter non è riuscita a fare per via di differenti risorse finanziarie. I nerazzurri devono rinforzarsi, perché è andato via un giocatore importante come Dumfries, quindi al momento restano scoperti a destra. Deve mettere muscoli e abilità in difesa, vista la partenza di Acerbi, De Vrij, Darmian e l’eventuale partenza di Bastoni. A centrocampo sta molto bene, davanti non credo abbia problemi. Penso che l’Inter possa partire come una delle favorite per la vittoria dello scudetto, ma non so se sarà la principale favorita.

In ogni caso, in questo mercato, più che comprare si vende. Il club più attivo, che sta facendo operazioni di mercato importanti, con una grande capacità di acquisto è il Como. Stiamo attenti ai lariani, perchè si stanno potenziando enormemente e con questo allenatore, con queste ambizioni e con questa proprietà potrebbe essere la sorpresa di questa stagione”.

Intende dire che il Como ha tutte le carte per vincere lo scudetto?

“Non so se vincerà lo scudetto, ma sicuramente lotterà per vincerlo. È difficile dirlo adesso, il mercato è ancora in divenire. Vediamo come si muoverà. Rispetto alle altre, il Como va dritto all’obiettivo, acquistando senza escamotage. Così è più facile fare affari e rinforzare la squadra. Naturalmente non è tutto merito dei dirigenti, ma di una proprietà molto capiente e potente. Sta facendo molto bene e, se a questo aggiungiamo un allenatore che ha già fatto un ottimo lavoro, si capisce perché il Como possa rientrare tra le tre, quattro o cinque squadre che possono competere”.

Gennaro Gattuso ha accettato una sfida che, probabilmente, non tutti avrebbero accettato, ovvero quella di diventare l’allenatore della Lazio per la stagione 2026-2027, con un mercato bloccato, una piazza scontenta e un presidente fortemente criticato dalla tifoseria. L’ex C.T. della Nazionale ha fatto il passo più lungo della gamba, secondo lei?

“No, anzi, io credo che Lotito abbia offerto a Gattuso una grande opportunità. È vero che la Lazio è senza i tifosi, che la tifoseria contesta la proprietà al 99%. È vero che non ci sarà mercato, che la situazione è esplosiva e che Lotito è un presidente molto particolare. Ma è anche vero che Gattuso arriva da un’esperienza negativa in Nazionale, e non è da tutti trovare quasi subito una piazza importante come la Lazio, la settima tifoseria italiana. È giusto che Gattuso colga al volo questa opportunità. Certo, è proprio una “sfida alla Gattuso (ride, ndr), lui si va sempre a mettere in situazioni complicate. Quasi nessuno ricorda che Gattuso, a Napoli, ha vinto una Coppa Italia, un trofeo che Sarri, per esempio, non ha vinto.

Ci sono due cose da dire: Gattuso non vedeva l’ora di rientrare, perché quando manchi un obiettivo di un certo peso, non vedi l’ora di riscattarti; dall’altra parte, sentiva che la maggioranza degli italiani erano con lui, perchè per la mancata qualificazione al Mondiale dava la colpa un po’ al sistema, un po’ ai giocatori, alla situazione generale piuttosto che al C.T. Io so per certo che Gattuso ha avuto dei contatti con il Torino, ma poi non c’è stato un accordo. Torino e Lazio hanno entrambe un certo valore. Alla fine, Gattuso ha scelto la Lazio, una scelta dura e difficile, ma lui è abituato e fatto per queste sfide. Dove possa arrivare non lo so, ma credo che migliorare la posizione di quest’anno non dovrebbe essere particolarmente complesso, dal momento che la Lazio di quest’anno è stata orribile”.

Per la Fiorentina, invece, si tratterà di un anno zero, in quanto ripartirà dopo la tribolata stagione che l’ha vista lottare per la salvezza e dal momento che Paolo Vanoli ha lasciato il posto a Fabio Grosso. È l’anno giusto per rialzarsi, per la Viola?

“Non lo so. Ogni anno sembra sempre che debba essere quello giusto, ma mi pare che la Fiorentina non vinca qualcosa da quando se n’è andato Cecchi Gori, neanche una Coppa Italia, oppure la Conference League. I periodi aurei li ha avuti con i fratelli Della Valle, anche se neppure con loro ha vinto titoli. È una società che sta sempre nel mezzo, ibrida, con una proprietà dimezzata a causa, purtroppo, di due lutti difficili da elaborare: la perdita di Joe Barone, anima della società più di Commisso, e quella del patron Commisso stesso. Questo ha complicato la situazione.

La dirigenza è stata rinforzata con l’arrivo di Paratici, ma rimane modesta. Il club ha fatto poche operazioni, anche se quelle fatte finora mi convincono, ma sono ugualmente convinto che non sarà un anno fiorente, perché ci vorrebbe un ripopolamento tecnico notevole. Invece, sento parlare più di partenze che di arrivi, nonostante il colpo Dragusin e il probabile arrivo di un esterno basso molto promettente. C’è da risolvere la questione Kean, mentre Piccoli potrebbe andar via. A centrocampo vedo la mediocrità dell’anno scorso, con qualche stella un po’ sbiadita. Tuttavia, Paratici è uno che sa muoversi sul mercato. Vedremo. Detto ciò, la mia fiducia è tutta nella testa e nelle mani di Fabio Grosso”.

Parlando del Mondiale in corso, ha fatto molto discutere il caso Balogun. La squalifica per una giornata dell’attaccante della nazionale degli Stati Uniti è stata sospesa dalla FIFA appellandosi, in maniera straordinaria, all’articolo 27 del suo codice disciplinare, usato molto raramente. La Nazionale belga si è detta “esterrefatta” dall’accaduto, mentre l’UEFA ha emanato un duro comunicato contro la decisione presa dalla FIFA. La Casa Bianca ha confermato che Trump ha parlato del cartellino rosso con il presidente della FIFA Gianni Infantino. Dopo il 4 a 1 subito contro il Belgio, gli USA sono eliminati dalla Coppa del Mondo, ma quanto reputa grave ciò che è accaduto?

"È già tutto caduto in prescrizione, perché il Belgio ha vinto. Siamo di fronte a una pessima figura fatta da Infantino, servo di Trump, e da Trump, soverchiatore del mondo, che credono di poter ridurre il calcio a potere personale. Fortunatamente, il calcio li ha sbugiardati: la notte scorsa, il Belgio, squadra sfavorita e modestissima, ha rifilato 4 gol agli Stati Uniti, e questa è la risposta migliore. La FIFA ha fatto una figura meschina, da “serva della gleba”, Trump la figura dell’arrogante quale è, e il calcio è stato messo alla berlina. Ma il calcio è sopravvissuto a tante cose, e sopravviverà anche a Trump e Infantino. Anche se Infantino è una sciagura notevole”.

Quale Nazionale crede possa alzare la Coppa del Mondo 2026, alla luce dei match disputati finora e del valore tecnico di ciascuna squadra?

“Io avevo detto di credere (e ci credo ancora) nella Norvegia come sorpresa della competizione, ma la mia favorita è l'Inghilterra. Nella prossima sfida le due compagini si affronteranno e una delle due andrà in semifinale. Ma quel “quid” in più che ci vuole per alzare la Coppa del Mondo credo ce l’abbia la nazionale inglese. In generale, ritengo la squadra più forte la Francia, ma credo che non avrà vita facile con il Marocco. Se c’è una cosa che questo Mondiale ci ha mostrato è che tutte, anche Capo Verde, sono squadre organizzate e con intensità di gioco. In un Mondiale così spalmato ed esteso, la sorpresa è dietro l’angolo. Per concludere, dico Francia secondo logica, ma credo nell’Inghilterra. Invece, ritengo la Norvegia la sorpresa di questa Coppa del Mondo, anche se, complessivamente, Marocco e Argentina (troppo dipendente da Messi) mi sembrano più dotate della Norvegia”.

Argomento Nazionale Italiana. Dopo l’elezione di Malagò come nuovo presidente FIGC, è il momento di scegliere il futuro C.T.: le piacerebbe rivedere Conte o Mancini alla guida degli Azzurri? Si parla anche dell’ipotesi di Maldini come direttore tecnico. Un suo parere in merito?

“Credo che Maldini si stia facendo inseguire un po’ troppo. Non ha nessun titolo per farsi pregare così tanto, non ha mai fatto il C.T. e non ha mai fatto niente per fare il direttore tecnico. È stato un anno al Milan, dove fortunatamente per lui ha vinto uno scudetto, e basta. È quindi troppo poco per farsi pregare così, non capisco che garanzie debba avere se non quelle del ruolo. Per quanto riguarda il C.T., mi andrebbero bene tutti e due. Mancini ha dalla sua che ha vinto, perchè è vero che la sua Italia è stata eliminata nella fase qualificatoria dalla Macedonia del Nord, ma è vero anche che l'anno prima ha vinto l’Europeo, un titolo che non si vinceva da ben 55 anni. Contro di lui c’è il modo in cui ha lasciato la Nazionale: non si lascia una squadra in piena qualificazione, in pieno agosto, non la si lascia soprattutto dopo aver appena concordato il rafforzamento del proprio staff. Tuttavia, dal punto di vista della qualità, Mancini è il migliore nel ruolo di C.T., anche migliore di Conte. L’allenatore salentino ha fatto bene in Nazionale, la sua Italia ha disputato un quarto di finale agli Europei ed è stata eliminata ai rigori dalla Germania. Era una squadra modesta anche per colpa sua, dal momento che Conte pensa che i giocatori siano solo degli strumenti (e, in un certo senso, lo sono), ma quelli bravi vanno sempre messi in campo (cosa che Mancini fa più di Conte). Conte ha un contratto molto pesante, la richiesta di denaro è secondo me eccessiva, mentre Mancini verrebbe probabilmente anche gratuitamente dopo ciò che è successo. Capisco anche coloro che pensano che sia sempre la solita minestra. A me, per esempio, sarebbe piaciuto Vincenzo Italiano o Claudio Ranierinel ruolo di C.T.”

Ultima domanda sul tennis, in particolare sul torneo di Wimbledon in corso: vedremo una finale tutta italiana o i grandi di questo sport, come Djokovic e Zverev, negheranno questa possibilità al numero uno del mondo Jannik Sinner e a Flavio Cobolli?

“Guardo le partite degli italiani, anche se le soffro particolarmente. La finale italiana può uscire da tabellone, quindi è assolutamente una possibilità. Personalmente, ho sempre paura delle condizioni fisiche di Sinner, che mi sembra una statua di cristallo. Mi rimangono impresse due cose dell’altoatesino: il Roland Garros dell’anno scorso, quando ha sciupato 3 o 4 match point, e la recente partita dello Slam parigino con Juan Manuel Cerundolo, che era stravinta: 2 set a 0, sul 5 a 1 e servizio a favore… il buio totale lo colpisce. Quindi, paradossalmente, oggi sento di avere fiducia più in Cobolli, nella sua “irresponsabilità”, nella sua “scapigliatura” e nella sua imprevedibilità rispetto a Sinner, nonostante sia il numero uno, il più forte tennista al mondo dopo o con Alcaraz.

Trovo Jannik, però, troppo fragile, e secondo me ci ha rimesso già almeno un paio di grandi tornei a causa della condizione fisica. Dico che Cobolli può essere la sorpresa di questo Wimbledon. In fondo, lo è già stato al Roland Garros, anche se non è finita bene, però disputare la finale dello Slam parigino non è da tutti. Flavio è in ascesa, è al decimo posto nel ranking e alla fine di questo torneo potrà magari trovarsi anche qualche posizione più avanti. Ad oggi Cobolli è il tennista più forte, dopo Sinner, che l’Italia ha. Lo trovo anche fisicamente più forte di Jannik, più in salute. Poi, magari, gli capita la giornata storta che non raddrizza più, ma quando sta bene dà tutto fino all’ultimo e, in genere, si prende tutto”.

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