
Riccardo Mancini: "Mi affascina l’Inghilterra di Tuchel. Mancini la scelta giusta per la Nazionale"
Ai microfoni di Oddschecker una delle voci piú apprezzate e conosciute di DAZN, quella del telecronista Riccardo Mancini. Dai Mondiali alla Serie A, passando per il calciomercato: la nostra intervista
OddsChecker - 16 giu 2026, 11:15
12 minLa redazione di Oddschecker ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva, per la rubrica Social Personality, Riccardo Mancini. Il telecronista classe 1987 dell’affiatata squadra di DAZN ha condiviso la sua personale opinione su molteplici argomenti di attualità calcistica: dal ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale al futuro delle big della Serie A, passando per la Coppa del Mondo in corso che si concluderà con la finale del 19 luglio a East Rutherford.

Ciao Riccardo, grazie per aver accettato questa intervista. Inizierei chiedendoti un parere su Roberto Mancini, sempre più vicino al ruolo di C.T. della Nazionale: è lui la figura giusta per ridare lustro alla Nazionale italiana oppure, a tuo parere, parlando di completa rifondazione, la figura da scegliere doveva essere differente? Penso ai nomi di Baldini, Allegri, per esempio.
“Io ho un debole per Mancini, perché quando è stato sulla panchina dell’Italia aveva cominciato un determinato percorso. Al di là dei risultati, ha avuto il coraggio che forse in pochi hanno avuto in questo periodo storico, quello di lanciare dei giovani. Con Mancini, quindi, si era iniziato a fare qualcosa di diverso rispetto al passato, che poi si è interrotto per sue motivazioni personali. Secondo me, può essere la figura giusta per ripartire, quella che fa da collante tra passato e futuro. Ovviamente, a patto che si vada nella direzione di cui si sta parlando da quando la Bosnia ci ha eliminato, ovvero fare una rifondazione, puntare sui giovani, curare i settori giovanili, ecc. Non vedo l’Italia nelle mani di un C.T. troppo giovane, Mancini ha una buona dose di esperienza e il coraggio di fare scelte a volte anche rumorose. Ovviamente non basterà scegliere il giusto C.T. per risolvere le problematiche della Nazionale, ma Mancini sulla panchina azzurra è una scelta che mi piace”.
Spostandoci, invece, sul Mondiale 2026 in corso, è iniziato da pochi giorni ma è già oggetto di diverse critiche: alcune fanno riferimento al grande dispendio di energie che le Nazionali dovranno affrontare (per l’estensione del torneo, i chilometri da percorrere, le alte temperature, ecc), altre fanno riferimento alla presenza di squadre con un basso livello tecnico, a valori in campo non equilibrati, con una competizione che si farebbe interessante solo dagli ottavi in poi. Sei d’accordo?
“Questo è lo scotto che si paga quando si decide di allargare il Mondiale a così tante squadre. Per ciò che riguarda la questione meteorologica, credo che si possa far poco: mi viene in mente USA ‘94, torneo con temperature assurde, quando si gioca in estate è così. In alcune città si cerca di gestire il rischio termico con degli stadi chiusi, quindi un po’ di rimedi, da questo punto di vista, sono stati adottati. Ma, in generale, è normale che l’allargamento del Mondiale a 48 squadre porti queste problematiche e a questo tipo di fatica. Devo dire però che, al momento, questa Coppa del Mondo mi sta piacendo: è diversa rispetto al solito, anche se sarà molto lunga e se arriva dopo stagioni logoranti. L’idea è affascinante, vediamo come procederà”.
C'è una Nazionale che stai seguendo o che seguirai con più attenzione e interesse, vista l’assenza dell’Italia?
“Dobbiamo ancora vedere in scena tante protagoniste, però posso dire di essere molto legato all’Inghilterra. Amo il calcio inglese da quando avevo 6 anni. È da diverso tempo che si dice che questa squadra può fare qualcosa di importante, ma sono 60 anni che manca la Coppa del Mondo in Inghilterra. Vediamo se questo può essere l’anno buono per il “coming home”. Ho qualche dubbio sulle scelte di Tuchel: lasciar fuori la fantasia di Foden e di Palmer è una scelta coraggiosa, di personalità, ma anche molto rischiosa. Sono comunque incuriosito dal debutto della Nazionale inglese. Vedremo come andrà, ma ho buone sensazioni: la squadra è forte e ha un allenatore preparato che si è ritrovato nel ruolo di C.T. dopo tanti anni di club”.
Capitolo Serie A: è partito il consueto “valzer delle panchine” della sessione estiva e ci sono ancora tantissimi punti interrogativi sulla prossima stagione. Credi che l’Inter, alla luce della stagione disputata e dei tanti cambiamenti in casa delle dirette rivali, possa riconfermarsi?
“Beh, l’Inter ha una base che gli altri non hanno: non soltanto per l’ultimo scudetto, ma per il lavoro fatto in questi anni. Certamente i nerazzurri partono avanti, ma è anche vero che siamo solo a giugno. Il Milan deve essere rifondato e necessita di un po’ di figure importanti per costruirsi; il Napoli, che perde Conte e si affida ad Allegri, dovrà rivedere un po’ i piani, soprattutto dal punto di vista tattico, vediamo come collaboreranno Allegri e De Laurentiis. La Juventus ha la fortuna di avere Luciano Spalletti in panchina, ma anche i bianconeri sono reduci da una delusione cocente, quindi molte cose andranno riviste. L’Inter ha bisogno di qualche rinforzo per fare strada anche in Champions League e confermarsi anche in Serie A. Ad oggi, ovviamente, i nerazzurri partono davanti a tutte le altre per quello che hanno costruito in questi anni: l’eredità lasciata da Inzaghi, il lavoro di Chivu e la centralità di Marotta hanno permesso di costruire un club solido e ambizioso”.
Il Milan ha scelto Amorim per il post Allegri: che ne pensi di questo allenatore e del contesto in cui approda? Ricordiamo che il club rossonero, attualmente, è anche senza direttore sportivo.
“Il Milan deve sbrigarsi: siamo a giugno, il momento in cui si definiscono le strategie. C'è un vuoto di potere che non puó esserci. La scelta di Amorim è un salto nel vuoto: ricordiamo bene come sono andate a finire le ultime esperienze con allenatori stranieri (Fonseca e poi Conceição ). Amorim mi piace, perché allo Sporting Lisbona ha dato una dimensione diversa, anche a livello europeo. È un allenatore moderno, che ha una filosofia di gioco ben definita, che non ha paura di sperimentare, ma è importante che venga supportato da una dirigenza forte. Ecco perché il Milan deve affrettarsi e fare le giuste scelte, in quello che sarà un ‘anno zero’. I tifosi non saranno contenti, ma lo sarà inevitabilmente: perché la stagione appena conclusa ha lasciato troppi strascichi negativi e perché il rischio di pagarli anche nella prossima annata è alto. Diciamo che l’ultima stagione non è andata bene per una serie di motivazioni: a cominciare dall’aspetto societario, che non ha supportato abbastanza squadra e allenatore, l’ambiente è stato vittima di ciò che accadeva in campo, e poi c'è stata la poca incisività dell’allenatore, senza un concreto piano B. La sconfitta casalinga nell’ultima di campionato contro un Cagliari già salvo a qualificazione Champions praticamente in tasca, perché bastava davvero pochissimo, è stato un duro colpo, che dev’essere assorbito quanto prima prendendo dirigenti forti, che portino una certa mentalità e che diano una forma diversa a questo Milan”.
Due situazioni diametralmente opposte si vivono nella Capitale: da una parte la Roma, che giocherà la Champions League, che ha annunciato D’Amico come nuovo ds e che si sta attivando sul mercato per rinforzare una rosa che potrebbe superarsi ancora. Dall’altra la Lazio, ora nelle mani di Gattuso e che ha dichiarato, in un comunicato ufficiale, che farà mercato a saldo zero: cosa ti aspetti dalla squadra di Gasperini e dai biancocelesti?
“Due situazioni completamente diverse che si vivono nella stessa città. Gasperini è entrato in punta di piedi nella Roma: non ha preteso di trasmettere tutti i suoi concetti fin dall’inizio, lo ha fatto gradualmente. Questa è stata la sua forza, dal mio punto di vista. Si è fatto amare passo dopo passo e ha plasmato la squadra a sua immagine e somiglianza. Gasperini è stato molto in gamba, ha trovato terreno fertile nei giocatori a sua disposizione, e soprattutto la Roma è stata brava a limare quel pessimismo che, in qualche modo, poteva arrivare dalla tensione interna con Ranieri. Il rischio che “si rompesse il giocattolo” c’era, e invece Gasperini ha compattato l’ambiente e ha costruito un gruppo con la “g” maiuscola. Quindi, il club riparte da una base molto importante, dalla Champions League e da certezze accumulate in questo campionato. E questo non era scontato: non era facile per Gasperini approdare in una piazza completamente diversa, pronta a giudicarti a ogni errore, dopo 9 anni trascorsi nell’Atalanta.
Dall’altra parte, c'è una Lazio che sta vivendo forse il momento peggiore della sua storia, con la tifoseria in subbuglio e che ha promesso che non si abbonerà. Lotito sembrava inizialmente aver provato a fare un passo verso i tifosi, ma concretamente questo avvicinamento non c'è stato. Il club ha sicuramente bisogno di una mano, soprattutto a livello economico: se per il secondo anno di fila il mercato biancoceleste è limitato, la squadra non può crescere nelle ambizioni e i tifosi continueranno a essere scontenti. I segnali dalla società continuano a non arrivare e l’ambiente è sportivamente depresso. La certezza è che la Lazio ha bisogno di un aiuto, perché per fare un mercato importante servono risorse che, al momento, evidentemente non ci sono”. Greenwood, alla fine, approderà alla corte di Gasperini? “Non lo so, ma Greenwood mi piace molto: sa spaccare le partite e con Gasperini può performare a meraviglia. È un giocatore di strappo, con visione di gioco e grande qualità. È ancora giovane e deve forse ancora far vedere le sue cose migliori: però, quest’anno, ha dimostrato di essere un giocatore davvero fiammeggiante. Se la Roma lo prendesse farebbe un grande colpo: con Malen e all’interno del ‘pensiero Gasperiniano’ potrebbe esaltarsi ancora di più”.
Quale allenatore in quale piazza ti incuriosisce maggiormente? Allegri al Napoli, Grosso alla Fiorentina, Sarri all’Atalanta, Tedesco al Bologna, Aquilani al Sassuolo…
“Viviamo un momento storico in cui, non capisco perché, si tende a cambiare allenatore anche solo dopo un anno, senza avere la pazienza di far iniziare un percorso a coloro che lo meritano. È strano ripartire con tantissimi cambi in panchina. La cosa che mi affascina tanto, però, è il lancio di giovani allenatori che hanno fatto bene in Serie B. Finalmente il calcio italiano ha il coraggio, la personalità di dare spazio a ragazzi che si stanno imponendo nelle categorie inferiori che hanno idee, concetti, e che hanno la possibilità di potersi esprimere a certi livelli.
Il nome di Aquilani mi piace molto, perché ha una filosofia che mi affascina. A Catanzaro ha fatto qualcosa di straordinario: ha portato per la prima volta la squadra in finale playoff ed è arrivato a un passo da un’impresa che sarebbe stata storica. E rappresenta un esempio per il nostro calcio: alla guida del club calabrese, Aquilani ha fatto una cosa molto intelligente, lanciando e impiegando i giovani con saggezza, in maniera graduale. Liberali, per esempio, all’inizio non giocava tantissimo: poi, invece, è esploso perché Aquilani gli ha dato fiducia e il ragazzo ha preso consapevolezza. Ricordiamo che il Catanzaro è il club che in cadetteria ha lanciato piú giovani (Under 21) per minutaggio. In ogni caso, credo che ci siano diversi allenatori interessanti che avranno la chance di dimostrare quello che valgono”.
Il Como di Fabregas, in Champions League, dove potrá arrivare secondo te?
“Secondo me, il Como non deve porsi obiettivi. Sarà un anno in cui i lariani penseranno soltanto a divertirsi in Champions. La testa libera può essere un fattore determinante. Ovviamente, la squadra di Fabregas è solo all’inizio di un bel progetto che sta andando avanti da qualche anno, un progetto esemplare e in costante evoluzione. Fabregas, nonostante la grande disponibilità economica della dirigenza, non è andato a prendere super campioni: è un allenatore che ha formato i suoi giocatori, che ha dato un'identità alla sua squadra. Non è scontato che un progetto abbia questi perimetri e che sia così efficace in così poco tempo. In Champions League il Como deve divertirsi, senza obiettivi, e godersi il tempo in questa competizione. Sarà un tempo che verrà impiegato per trovare mentalità, una mentalità che al Como serve, dal momento che in Coppa dei Campioni non ha mai giocato. Sarà un altro tassello nel percorso di crescita di questo club”.
Carnevali è il nuovo amministratore delegato della Juventus: è un colpo importante questo per tornare a essere protagonisti e competitivi, per i bianconeri? Di cosa ha bisogno la Juventus per non ripetere la stagione appena trascorsa e aspirare al ritorno al vertice del nostro campionato?
“Non è un colpo importante, è un colpo importantissimo: Carnevali è uno dei migliori dirigenti dell’ultimo ventennio in Italia. Serviva un po’ di ordine anche a livello societario, un aspetto che forse è un po’ mancato in questi anni. Carnevali conosce il calcio italiano, ha occhio, prospettiva, visione, quindi la Juventus ha preso forse il meglio che c’era in circolazione. Di cosa ha bisogno? Innanzitutto di ascoltare Luciano Spalletti, perché è lui la guida di questa squadra. Lo ha dimostrato, nonostante il limitato margine di manovra in questo campionato appena concluso. È arrivato a stagione in corso, trovandosi una squadra non costruita da lui. Le ha dato una forma e un obiettivo, ma ovviamente non ha potuto fare miracoli. Spalletti è una garanzia e la certezza da cui deve ripartire la Juventus: deve ascoltarlo e accontentarlo nelle sue richieste. In generale, servono giocatori importanti per ogni ruolo. Vediamo se Vlahovic resterà o meno, ma Sorloth mi piace e le sue caratteristiche sono adatte alla Juventus. A centrocampo serve un giocatore di personalità, che sa far girare la squadra e dare il ritmo giusto. Da sistemare anche la difesa e tra i pali: la situazione Di Gregorio-Perin non è la migliore possibile, quindi prendere un portiere come il Dibu Martinez, che di personalità ne ha da vendere, può essere una giusta soluzione”.
Versamento minimo di €5. Si applicano restrizioni di quota (3.00), scommessa e metodo di pagamento. Per i nuovi clienti. Prima di poter effettuare un prelievo, occorre effettuare giocate per un importo pari a 5 volte il valore del versamento qualificante.
Vedi T&C e limiti di tempo (7 giorni per attivare il bonus e 30 giorni per completarlo).
