
ESCLUSIVA, Daniele e Luigi di “Tutti al VAR”: “Malen? No, non è detto che con lui si vinca al Fanta”
“Tutti al VAR” è il nuovo ospite di Social Personality, la rubrica di Oddschecker in cui conosciamo chi si cela dietro le più seguite pagine sportive social: i fondatori Daniele Rosicarelli e Luigi Palladino ci raccontano nascita e prospettive future del loro progetto
OddsChecker - 16 set 2026, 13:30
16 minIn provincia di Roma, due trentenni non fanno che parlare di calcio: Daniele Rosicarelli e Luigi Palladino decidono così di non rimanere un duo ma di ampliarsi, iniziando a condividere le loro idee, i loro dibattiti, le loro riflessioni su “Tutti al VAR”, la loro pagina Instagram che ad oggi conta più di 32mila follower. “Siamo due poli opposti”, ripete spesso Daniele riferendosi all’amico Luigi, ma ci racconta anche che proprio la differenza dei rispettivi punti di vista crea i presupposti per l’ideazione di contenuti. La coppia si bilancia alla perfezione: Luigi è metodico, preciso, sistematico, Daniele invece più sentimentale, viscerale, istintivo. Serie A, Fantacalcio e tanto altro in questa chiacchierata con i fondatori di “Tutti al VAR”, che ci rivelano anche il sogno che, un giorno, vorrebbero tanto tirar fuori dal cassetto.

Ciao ragazzi, piacere di conoscervi e grazie per essere ospiti della nostra rubrica. Come vi siete conosciuti? E come è nata l'idea di aprire un profilo social in cui si parlasse di calcio?
Daniele: “Ciao, è un piacere per noi. La nostra è un’amicizia nata in anni più maturi, tramite conoscenze comuni. Io e Luigi abbiamo sempre una visione diametralmente opposta (ride, ndr), ma questo spesso risulta un’arma vincente per l’ideazione e la generazione di contenuti. Dal momento che passavamo le nostre giornate a parlare di calcio, ad un certo punto ci siamo detti: “Ma perchè non ne parliamo sui social?”. E così abbiamo deciso di aprire “Tutti al VAR””.
A proposito di VAR, che ne pensate dell’impatto di questa tecnologia e del suo utilizzo? E come mai avete scelto “Tutti al VAR” come nome della vostra pagina? Luigi: “Il nome è un semplice gioco di parole con bar/pub, quest'ultimo protagonista di molte nostre serate in cui abbiamo parlato di calcio. Per quanto riguarda lo strumento del VAR, io lo ritengo un valore aggiunto e positivo. Se ci sono dei problemi, sono dovuti all'utilizzo umano che ne viene fatto, che può ovviamente portare ad errori. Pensare di privarsene sarebbe come andare indietro di 10 anni, quando forse molti dimenticano che gli episodi dubbi e controversi erano molti di più. Si deve migliorare nell'uso che ne viene fatto e nella regolamentazione, ma è uno strumento che può essere solo un plus per tutti”.
Daniele: “Il nostro nome “Tutti al VAR” nasce dalla necessità di trovare qualcosa carino che contenesse un “simbolo”. Siamo legati all’ambiente dei pub, che identifichiamo come luogo di aggregazione sportiva. Quindi, il nome nasce per dare l’idea di un canale in cui una community può trovare chiacchiere sul calcio in un tono educato e analitico, il nostro tono. Per quanto riguarda il VAR, sottoscrivo le parole di Luigi: è uno strumento positivo ma, come tutti gli strumenti sottoposti all’utilizzo umano, possono fallire. Non ci piace la retorica del “era meglio quando non c’era chiarezza sugli episodi ma le emozioni erano autentiche”: noi diamo lo stesso valore all’emozione del gol e all’emozione della tensione generata dall’attesa che precede la convalida. Le emozioni cambiano, ma possono essere altrettanto intense. Bisogna solo abituarsi e accettare il cambiamento”.
Sareste, quindi, a favore dell’introduzione del VAR a chiamata?
Daniele: “Parlo per entrambi: assolutamente sì, ovviamente capendo in che modo introdurlo e come ottimizzare questo strumento al meglio. Ma sì, potrebbe essere molto utile”.
Parliamo della Serie A, arrivata alla quarta giornata: chi vi ha sorpreso di più in queste prime apparizioni, doveste fare il nome di un club e di un allenatore?
Daniele: “Come club, pensando al rapporto aspettative-risultati attuali, non posso non citare la Lazio. Sì, è vero, ne sono tifoso, ma cerco di guardare le cose sempre dall’esterno. La Lazio viene da una stagione in cui ha visto crollare tutto quello che c’era di solido: c’è stato il cambio allenatore, una protesta che legittimamente continua, la spaccatura totale tra società e tifoseria, tanti giocatori nuovi; poi l’eliminazione in Coppa Italia. Le premesse erano terrificanti. Però nel calcio, per fortuna, a volte parla il campo, e in questo caso ci ha restituito una squadra che ha un’idea, un’idea che si sta sviluppando bene. È sicuramente una squadra che ha bisogno di più minuti nelle gambe se vuole mantenere quell’aggressività e quel coraggio per tutta la partita, ma dopo il primo tempo del Milan ho capito che i biancocelesti, almeno in campo, sono una squadra davvero seria. Per quanto riguarda l’allenatore, faccio il nome di Aquilani. Lo scorso anno mi sono innamorato perdutamente del Catanzaro (ho comprato la loro maglia durante le vacanze in Calabria) e del modo di giocare moderno e aggressivo del mister. Il passaggio di “grado” dalla B alla A non è mai facile, soprattutto volendo confermare e sviluppare delle idee così moderne, ma ad Aquilani sta riuscendo alla grande. Abbiamo assistito dal vivo a Sassuolo-Juventus: sono rimasto impressionato dall’ordine della squadra mentre attendeva in blocco medio, dal coraggio sui calci piazzati quando lasciava 4 uomini in attacco, costringendo una “potenza” come la Juventus a doversene prendere cura. Il calcio è dei giovani coraggiosi e mi auguro che Aquilani faccia tanta strada”.
Luigi: “Attualmente, come club, direi Cagliari e Lecce, per la posizione di classifica e per dei dettagli, come l'attenzione di Pisacane verso i giocatori più giovani, più volte menzionata da lui stesso; il Lecce e Di Francesco per la continuità di credere in un progetto che non sempre è stato roseo sotto la guida di Eusebio, ma che continua a portare salvezze. Come allenatore citerò Chivu, perché d'accordo che l'Inter ha la squadra più forte di tutte, ma questo allenatore sta dimostrando tanto. I successi dell'anno scorso potevano far pensare ad un "sta ancora raccogliendo i frutti del lavoro di Inzaghi" (come si è pensato per Slot a Liverpool); quest'anno, dunque, è una prova del nove per lui, e direi che non sta deludendo le aspettative. Se continua così, potremo parlare di un grande allenatore, anche lontano dall'Inter in futuro”.
Dove può arrivare il Como in Champions League? L’esordio contro il Lipsia ha detto 4 a 1 per i lariani. Credete che, contro avversari più blasonati, la squadra di Fabregas possa essere ridimensionata? O pensate che non abbia nulla da temere?
Luigi: “Sappiamo quanto sia importante avere esperienza in questo tipo di competizione, contano molto gli episodi, ma l’esordio del Como è andato nel migliore dei modi ed è stata proprio la sua presentazione all’Europa che conta. A questo punto, soprattutto perché quest’anno ci giocheremo il quinto posto per andare in Champions nel ranking UEFA, speriamo che gli uomini di Fabregas possano fare benissimo”.
Daniele: “Dal punto di vista del ranking UEFA, il Como è una risorsa: può dare una grande mano all’Italia, perché è la squadra che gioca il calcio più europeo della Serie A. Ovviamente, il sentore che prima o poi arrivi un contraccolpo c’è perché, nonostante la sua forza, ha individualità più “normali” rispetto ad altre rose (es. Inter, PSG, Real Madrid) che magari possono pagare quel GAP che c’è non tanto a livello di gioco, ma di individualità e di esperienza internazionale. Questo può succedere, ma ciò non pregiudica il cammino complessivo dei lariani: potrà forse arrivare una brutta sconfitta con il Barcellona, ma è possibile che il Como passi tra le prime 8, perché è una squadra forte e lo sta dimostrando di partita in partita. Da lì ad andare in fondo è molto difficile, ma non sarei sorpreso se Nico Paz e compagni dovessero raggiungere abbastanza agilmente la fase a eliminazione diretta”.
E, invece, l’Inter può vincere la Champions League? Qual è la vostra opinione in merito al fatto che, come si è visto soprattutto nelle ultime partite, i nerazzurri si ritrovino spesso a subire delle reti e a dover rimontare la partita? L’Inter poi riprende e vince agilmente il match, ma alla lunga questo potrebbe essere un campanello d’allarme e favorire le sue dirette rivali per lo scudetto?
Daniele: "Vorrei fare un parallelismo su questo. Il Barcellona nelle prime 5 giornate ha segnato qualcosa come più di 20 gol. È una squadra che si espone tantissimo, lo sappiamo, ma tutti criticano questa propositività, vista come un motivo per cui il Barça non poteva vincere la Champions. Eppure, quest’anno, l’opinione pubblica sostiene che i blaugrana siano i favoriti per la vittoria della Coppa dei Campioni, perché hanno iniziato facendo più gol dell’anno scorso subendone di meno. Io credo che l’Inter sia un po’ in questo processo: ha iniziato una produzione offensiva smisurata in cui si assume dei rischi, e se li assume perché sa che farà di più. Il problema è che il Barcellona in questi anni, nonostante abbia espresso questo gioco offensivo devastante, ha pagato questo scotto. Quindi, la mia personale opinione è che, se non si aggiusta questo aspetto, in Serie A si può navigare tranquillamente (anche se negli scontri diretti bisogna stare attenti), in Europa invece ci sono squadre più organizzate in entrambe le fasi. Se ti ritrovi contro un PSG come quello visto lo scorso anno, offensivamente puoi essere preparato quanto vuoi, ma difensivamente lo devi essere anche di più. Detto ciò, io credo che l’Inter sia più forte e matura rispetto allo scorso anno, a livello produttivo e di singoli. È impressionante il dominio in campo e il modo in cui riprende in mano le partite. Ma se subisci 2 gol nei primi 20 minuti contro il Bayern Monaco è difficile riprendere la partita, nonostante la produzione sia abbondante”.
Luigi: "Dal mio punto di vista, sì, l’Inter può vincere la Champions perché è una delle squadre più forti d’Europa. Su questo non si discute. Inzaghi è riuscito ad arrivare in finale con una squadra di 11 giocatori e con delle riserve che lasciavano un po’ a desiderare. Oggi, se c’è una cosa che l’Inter di Chivu ha in più rispetto a quella squadra sono proprio i cambi: Pio e Bonny giocano con grande voglia di segnare e incidere, ma anche a centrocampo ci sono ricambi importanti, come Diouf, che sta dimostrando di poter essere importante per questa squadra. In difesa, tornando alla questione iniziale, abbiamo notato che vanno sotto nel punteggio per poi rimontarlo. Ma questa cosa può funzionare contro i grandi club? Quindi la difesa potrebbe migliorare, integrando alla perfezione un giocatore d’esperienza come Stones. Ma profili come Bisseck, per me fortissimo, e Bastoni, di livello internazionale, sono davvero un punto di riferimento”.
Daniele: “È una questione di attenzione in difesa. Ci è sembrato che la grande fiducia che l'Inter ha nel proprio gioco l’abbia portata ad assumersi questi rischi. È stata anche un po’ sfortunata, perché se non erro lo scorso anno ha avuto un XG contro un po’ basso, cioè in teoria i gol subiti non dovevano essere del tutto gol. In ogni caso, usare quella fiducia per leggere meglio i momenti della partita e capire se è il caso di rischiare o meno, è quello che fa la differenza nel momento in cui le gare diventano importanti. Nei percorsi può pagare positivamente, ma quando arriva la partita diretta bisogna avere un altro approccio a livello di lettura in determinati momenti”.
Un giocatore per ogni ruolo che prendereste al vostro Fantacalcio? Domandona della stagione: chi ha preso Malen ha già la vittoria in tasca?
Luigi: “Io sono da anni l’amministratore del nostro Fanta, sono metodico, preciso, super studioso, invece Daniele ha un approccio più emozionale, prende semplicemente i giocatori che gli piacciono. Ti rispondo subito su Malen: nel nostro Fanta non è così. Infatti, chi ha preso l’olandese ha dovuto poi costruire una rosa a dir poco discutibile (ride, ndr)”.
Daniele: “Poi, se fai l’asta per Malen in provincia di Roma è più difficile che in provincia di Torino (ride, ndr)”.
Luigi: “Tornando alla formazione, scelgo Svilar in porta, una certezza assoluta. Come difensore prendo Dimarco, anche se potrebbe sorprendere Jimenez con il ritorno di Vanoli, io lo reputo un giocatore di qualità. A centrocampo…come si fa a non prendere solo giocatori dell’Inter? Per il centrocampo uno come Calhanoglu sarebbe imprescindibile, ma per non attingere solo dai nerazzurri dico De Bruyne, perché lo vedo propositivo e carico di responsabilità, oppure Calò del Frosinone, che abbiamo anche visto giocare dal vivo. E poi in attacco Thuram, che vedo in una forma fisica straripante”.
Daniele: “Per me, Maignan tra i pali, portiere che ritengo fortissimo ed è raro che sbagli. Un portiere da modificatore. In difesa prendo, volendo essere romantico, Lulli, perché sta sorprendendo tanto in positivo e perché devo omaggiarlo in quanto mio concittadino (ride, ndr). Tornando seri, nell’ultima partita Lulli ha fatto una prestazione pazzesca: è stato ordinato, propositivo, coraggioso. A centrocampo prendo il mio buon Mastantuono, mentre per il mio attacco punto su Dybala: un Paulo così non lo vedevo da troppo tempo, ne sono innamorato”.
A proposito di Mastantuono, giocatore a cui avete dedicato un intero reel su Tutti al VAR: credete che possa dominare in Serie A ed essere il trascinatore della Fiorentina? Quanto credete sia esagerato ritenere che, dopo Maradona e Messi, ci sia lui?
Daniele: “Parto dalla seconda domanda. Non penso che lui sia un “dopo”, nonostante in Argentina si dica “Dopo Maradona c’è Messi, dopo Messi c’è Mastantuono”. Il suo talento è veramente importante, su questo non c’è dubbio, ma credo che ci sia il Mastantuono del River Plate e quello del Real Madrid, con picchi diversi, uno troppo alto e l’altro troppo basso. Alla Fiorentina è stato per distacco il giocatore migliore nelle prime partite: era quello che, con il pallone sotto i piedi, poteva quantomeno darti dei pensieri. La tripletta al Venezia ha ripagato un inizio un po’ burrascoso. L’argentino è forte, ha solo 19 anni, e io faccio davvero fatica ad ascoltare chi bolla i calciatori a quest’età dopo aver fatto un salto Argentina-Real Madrid, dove a Madrid hai davanti giganti quali Bellingham, Mbappè, Vinicius, Rodrigo, Guler. Quindi, come si fa a dare una bocciatura finale? Per me è assurdo. Non so se possa “dominare”, ma credo che in Serie A Mastantuono possa fare una bellissima figura: farà divertire parecchio, perché ha spunto, dribbling e fantasia. Ma serve che chi lo allena capisca quello che lui può dare alla squadra, perché chiedere a Mastantuono di imbucare e mandare Pellegrino in fondo è un controsenso, serve un altro a supporto. I giocatori risaltano per individualità se inseriti nel giusto contesto. Questo è il mio parere”.
Luigi: “Sono d’accordo con Daniele. Penso che Mastantuono non sia il “dopo Messi”, ma credo che abbia un tasso tecnico enorme, e in Italia di giocatori tecnici ne abbiamo pochi. Spero, quindi, che ci dia una bella lezione per far capire cosa serve a questo campionato”.
Rimanendo in tema Viola, giusto l’esonero di Grosso alla terza giornata o si doveva dare più tempo, vista la rivoluzione avvenuta nella finestra estiva di calciomercato?
Luigi: “È stato oggetto di grande dibattito nella nostra community, siamo stati inondati di messaggi da tantissimi tifosi viola che ci hanno scritto per confrontarci sul tema. Questo ci aiutato a farci un’idea più precisa. Entrambi crediamo che sicuramente l’esonero sia stato precoce; dall’altra parte, c’è da dire che nelle prime gare della Viola non si è visto granché, a parte il contributo fisso di Mastantuono. Sembrava mancare proprio una costruzione che consentisse di arrivare alla finalizzazione. Inoltre, l’impressione è che Grosso non si fosse realmente legato e adattato all’ambiente, sembrava ci fossero frizioni dall’inizio, due pezzi di puzzle che non si sono incastrati da subito. A Lione andò ugualmente, fece poche giornate e venne mandato via. Mi dispiace molto per Grosso, e spero vivamente che questa esperienza negativa alla Viola non gli metta i bastoni tra le ruote, perché comunque è un allenatore di prospettiva. Per sintetizzare: da quello che ho visto nelle prime partite, posso giustificare il cambio; d’altra parte, punto il dito contro la proprietà, che pochi mesi fa ha mandato via Vanoli, desideroso di continuare il progetto, per poi riprenderlo poco dopo. Questo lo vedo come uno dei problemi della Fiorentina”.
Daniele: “Si, sono perfettamente d’accordo su ogni punto”.
Quale squadra ritenete che si sia maggiormente rinforzata sul mercato? E credete che corrisponda alla favorita per il tricolore?
Daniele: “Questa è davvero una bellissima domanda, perché se prendiamo i valori di base della squadra e le cessioni, probabilmente una delle squadre che si è rinforzata di più è la Lazio, perché c’è un dislivello importante tra tutto quello che ha perso e tra tutto ciò che ha comprato. Dia, il cui rendimento è sicuramente da dimenticare lo scorso anno, è tornato ad essere il giocatore che negli ultimi anni ha sempre fatto numeri, per quanto debba ancora integrarsi. È tornata ad avere giocatori che avevano una certa rilevanza, anche se con periodi di oscillazione, come Gudmundsson che, nonostante alla Fiorentina non abbia reso quanto le aspettative, è stato attenzionato, cercato e voluto da tanti. Si sta vedendo quanto Frattesi abbia un’esperienza che mancava ai giocatori della vecchia Lazio. Quindi, se parliamo di club che sono partiti da un certo livello e sono riusciti ad alzarlo, forse quel club è sorprendemente la Lazio. Tuttavia, non posso non citare l’Inter, che ha già una rosa superiore alle altre e ultra competitiva e che ha preso nomi più che collaudati. Cito uno su tutti: Curtis Jones. Il centrocampista viene descritto come l’ultima riserva del Liverpool, ma in realtà è stato il jolly dei Reds: ha giocato in tutti i ruoli e in tutti gli anni, forse un po’ meno nell’ultimo, ma è un giocatore di grandissimo valore”
Luigi: “Lo stesso discorso dell’Inter lo faccio per il Como. Ha preso Kean nonostante il rendimento di Douvikas, protagonista di stagioni fantastiche. All’inizio ero quasi preoccupato per l’arrivo di Moise, perché il greco merita di giocare. Però sono sicuro che Fabregas riuscirà a gestire entrambi, e che entrambi daranno il loro prezioso apporto. Anche il Como, in ogni reparto del campo, ha aggiunto tasselli d’esperienza e qualità. Impeccabili, davvero”.
La Juventus sembra non decollare, complici anche i diversi infortuni. Credete che una volta rientrati i pezzi mancanti, uno su tutti Yildiz, possa riprendere a pieno regime il cammino verso l’apice della classifica o credete che ci siano dei problemi strutturali, al netto degli infortuni? Woltemade e Kolo Muani possono fare davvero al caso di questa squadra?
Luigi: “Essendo juventino, inizio io. No, gli infortuni (compreso quello di Yildiz) non giustificano l’andamento delle ultime due partite, soprattutto dell’ultima contro il Sassuolo. Quello della Juventus è un discorso sempre estremamente lungo, perché se si trova dove si trova, con queste difficoltà, è per colpa di scelte che si trascina da tempo. Negli anni abbiamo cambiato diversi allenatori e giocatori. Parlando del presente, Kolo Muani mi sembra un buon giocatore da Juventus, lui stesso ha spinto tanto per tornare a Torino. Sta avendo un inizio difficile, ma sono fiducioso. Per quanto riguarda invece Woltemade, non so se fa al caso della Juve. Lo abbiamo analizzato tanto con Daniele, ha delle qualità che mi sembrano l’opposto di quelle ricercate da Spalletti in un attaccante. La Juventus ha fatto un mercato che sembra, a volte, non aver preso in considerazione Spalletti. Carnevali mi sembra il miglior ds che la Juve abbia preso negli ultimi anni, e penso che non potrà che fare bene. Opinione prettamente personale: per me è stato un errore confermare Spalletti prima che arrivassero i risultati. Io avrei aspettato. Spalletti non arriva a Torino a gennaio, ma a ottobre, solo due mesi dopo l’inizio del campionato, quindi con la Juve ha avuto modo di lavorare tanto; eppure, è finita che la squadra non è andata in Champions. Sarei andato su Conte qualora non avesse centrato l’obiettivo. Ora come ora, comunque, credo che cambiare sia totalmente inutile, quindi fiducia in Spalletti, che di esperienza ne ha. Mi rimane il dubbio sui giocatori che sono stati presi, ma ho fiducia in lui e nel suo lavoro”.
Daniele: “Io credo che alla Juve manchi un centrocampista forte, in grado di controllare il gioco e la lettura delle fasi di gioco. Lo abbiamo affrontato in un video l’altro giorno. Su Kolo Muani e Woltemade, per me devono giocare insieme. Sono attaccanti mobili, per quanto strutturati, che non danno punti di riferimento e che quando partono da dietro fanno più male. La Juve deve fare qualcosa per schiarirsi le idee per la fase offensiva, perché vederla dal vivo tenere il pallone e non sapere cosa farne, è stato impressionante”.
Vi piace il gioco di Amorim e del suo Milan?
Luigi: “Da inizio campionato mi dico “aspetto ancora”, “voglio vedere ancora”. Finora, credo che Amorim debba ancora esprimerlo, ma mi sta comunque piacendo, perché non è scontato mettere Cisse titolare. Se il portoghese continua così, con scelte oculate, giuste e coraggiose (la prima di campionato è partito con un centrocampo titolare in cui mancavano Modric e Rabiot), può far bene. Lo sto apprezzando molto per le scelte, ma per ora per il gioco mi concedo ancora un po’ di tempo”.
Daniele: “Si, anche io apprezzo Amorim per alcune scelte. È uno che si fida ciecamente delle sue idee, mentre per il gioco anche io mi sento di aspettare, perché ha degli aspetti un po’ “chic” e altri che mi piacciono, come quello di creare tanta densità con giocatori di qualità, ma se poi con questi giocatori non riesci ad aprire o a prendere il campo in avanti è tosta, come nel primo tempo contro la Lazio. Su questo bisogna trovare una soluzione”.
Spostiamo l’attenzione su alcuni singoli della Serie A. Di profili interessanti quest’anno ce ne sono diversi, come Favasuli, Lulli, Raimondo, Romano, Cisse. Doveste fare il nome di un calciatore che vi sta particolamente sorprendendo e convincendo?
Daniele: “Sarò ripetitivo, ma dico Lulli. Conosco suo fratello, me ne aveva parlato, ma onestamente non pensavo che fosse così forte. Aggiungo una piccola nota di merito per Favasuli, perché sono innamorato del Catanzaro. L’hanno scorso l’ho visto giocare, l’avrei voluto con tutto me stesso alla Lazio, però abbiamo Floriani, che sta facendo bene anche grazie all’infortunio di Marusic”.
Luigi: “Io dico Cisse, perché mi sembra un giocatore con una qualità estrema e già pronto. Passi dal Catanzaro, poi ti ritrovi a San Siro, poi all’Allianz Stadium contro la Juventus e segni, senza paura, con personalità e coraggio. Queste cose non sono scontate. Poi, mi sento anche di citare Vergara, un riferimento per l’Italia del futuro. Mi è rimasto impresso lo stupore di De Bruyne, che gli ha chiesto: “Come hai 23 anni? E perché giochi solo adesso?”. Questo dovrebbe far riflettere”.
Domanda sui vostri progetti e sogni nel cassetto: cosa vi augurate per il futuro di “Tutti al VAR” e quali esperienze vi piacerebbe vivere?
Daniele: “Ci piacerebbe esperire il contesto di un club di Serie A. Il sogno sarebbe quello di entrare con qualcuno che ci faccia vedere come funziona questa “macchina”: chi c’è dietro, che tipo di routine e di dinamiche ci sono, i vari ruoli professionali, e poterlo raccontare. Mentre il grande sogno, quello che mi tengo stretto e che faremo di tutto per realizzare, è quello di costruire una trasmissione dal vivo in uno dei luoghi in cui si mastica calcio, quindi in un pub, con un piccolo pubblico, qualche ospite, altri creator come noi, per poter parlare di calcio con il nostro tono e stile, quindi con rispetto, educazione, un po’ ironia, avendo intorno persone che sappiamo che ci conoscono, ci seguono e condividono i nostri valori”.
Luigi: ”Vorremmo creare uno spazio dove poter parlare di calcio a ruota libera e senza limiti di tempo”.
Versamento minimo di €5. Si applicano restrizioni di quota (3.00), scommessa e metodo di pagamento. Per i nuovi clienti. Prima di poter effettuare un prelievo, occorre effettuare giocate per un importo pari a 5 volte il valore del versamento qualificante.
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